12 milioni per la Sapienza, ma la Biblioteca Universitaria rimane chiusa

Posted on 15 Dicembre 2014 · Posted in Beni culturali, Cultura, Lavori Pubblici, Regione Toscana, Turismo
la sapienza abbandonata

La Sapienza abbandonata

In questi giorni è stato presentato il progetto di restauro del Palazzo della Sapienza. Un progetto importante, dell’importo complessivo previsto di ben 12 milioni di Euro, di restauro e consolidamento dell’intero Palazzo storico e allestimento della biblioteca giuridica, di aule magne e altri spazi a disposizione dell’Università, oltre al mantenimento degli spazi della Biblioteca Universitaria. Un progetto ambizioso, quindi, atto a dare lustro all’Università di Pisa e alla città e a restituire prestigio all’antico Palazzo della Sapienza da troppo tempo abbandonato. Infatti da ben due anni e mezzo il Palazzo, di proprietà dell’Università di Pisa dal 2002, è chiuso in virtù di decisioni poco trasparenti denunciate più volte dal Movimento 5 Stelle di Pisa: ha dovuto prenderne atto anche lo stesso Rettore, che, dopo aver per anni sostenuto che erano stati il terremoto e il peso dei libri della Biblioteca a causare gli evidenti scompensi, destina le risorse “al superamento del forte degrado manutentivo evidenziato dalle analisi tecniche.”

Per la realizzazione del progetto è stato ottenuto un contributo dalla Fondazione Pisa di 3 milioni di Euro ed è stata raggiunta un’intesa fra varie istituzioni pubbliche, Miur e Mibact, Regione Toscana e Università di Pisa, che parteciperanno per 3 milioni di Euro ciascuna.

Il Movimento 5 Stelle è senz’altro favorevole al finanziamento all’istruzione infatti l’attenzione alla cultura è, da sempre, una delle principali nostre prerogative: però non si capisce perché debbano essere i soldi dei contribuenti a sanare situazioni di degrado, la cui responsabilità non potrebbe essere più evidente, certificata com’è da documenti elaborati dallo stesso Ateneo; né si comprende perché gli adeguamenti degli impianti e delle dotazioni di sicurezza, finanziati da denaro pubblico, debbano escludere la parte della Biblioteca, in nome di una distinzione istituzionale che funziona evidentemente soltanto quando si tratta di versare: perché si ricorderà che parte dei fondi vengono dal MIBACT, ma non vengono usati per migliorare impianti e funzionalità della Biblioteca, che dipende dal MIBACT. Si gestiscono dunque questi finanziamenti non come un contributo per la funzionalità della Sapienza, ma come un contributo gestito esclusivamente dall’Ateneo per riparare agli adempimenti di legge che lo stesso Ateneo non ha messo in atto.

Questo accade in una città in cui le scuole pubbliche cadono a pezzi e sono prive di adeguamento completo alle norme di sicurezza (stiamo ancora aspettando i fondi annunciati in campagna elettorale da Renzi per l’estate…scorsa), una città che vede i propri beni culturali in serio pericolo (la vicenda della chiesa della Qualquonia è, in questi giorni su tutti i giornali, ma purtroppo è solo uno dei tanti casi di abbandono). Ci chiediamo se la scelta di finanziare a fondo perduto la valorizzazione degli spazi della sola Università con impressionante larghezza (il 75% complessivo della somma a base d’asta, ma è possibile che con i ribassi l’Università finanzi il 10% o 15% dei lavori del palazzo, che le è stato ceduto gratuitamente dal Demanio) sia maturata entro un percorso aperto e condiviso: ma il fatto che il progetto sia stato prima approvato dal CdA di Ateneo e solo “presentato” come pacchetto chiuso in una Commissione comunale fa capire come queste decisioni, che potevano esser prese due anni e mezzo fa, siano il prodotto di accordi e contrattazioni che non hanno nulla di pubblico, e che probabilmente rappresentano una delle contropartite che il compagno Rossi intende dare a Pisa in cambio della svendita dell’aeroporto ad un privato che penalizzerà gli investimenti strategici e l’indotto occupazionale di Pisa a favore di Firenze. Ci si chiede quindi se la città non avrebbe dovuto essere coinvolta in queste decisioni.

In tutto questo il dato di fatto è che la Biblioteca Universitaria della Sapienza è ancora chiusa, dopo 2 anni e mezzo; il Prorettore Paci e la Direttrice della Biblioteca Marseglia, che per ufficio hanno il dovere di riaprire al più presto, dicono che il motivo è la mancanza di certificazione dell’impianto di riscaldamento (serviranno anni?!); ma intanto da questa situazione sono penalizzati i cittadini e tutti gli studiosi che si vedono privati di un servizio fondamentale. Chiediamo perciò di progettare urgentemente un piano per la riapertura del servizio, senza dover attendere i faraonici lavori di riassetto di tutto l’immobile, con percorsi studiati allo scopo di rendere fruibile il ricco patrimonio librario da troppo tempo negato alla pubblica utilità.

Share