Un Sindaco sempre più debole e il degrado in città

Posted on 8 Agosto 2015 · Posted in Ordine pubblico, Urbanistica

degrado 2L’epilogo triste dell’ammistrazione Filippeschi si avvicina anticipatamente, sotto il fuoco alleato delle liste che l’hanno sostenuto e nel mirino di chi, nel suo stesso partito, uscito vincente dalle ultime elezioni regionali, non ha intenzione di fare prigionieri.

Intanto, il Sindaco annuncia, in un sussulto di orgoglio, che “non è più tempo di parole, servono fatti”, quasi a ricordare a se stesso che è al governo della città da sette anni, in continuità politica con i governi che lo hanno preceduto.

Ma Pisa continua, purtroppo, a versare in uno stato di degrado allarmante che mal si concilia con le tasse che crescono a carico dei cittadini.

Infatti, tramonta in un fallimento, il sogno che vedeva nelle grandi opere il riscatto di Pisa e la visione si infrange su una realtà che ha portato solo debiti e tasse, mentre quello che resta tutti i giorni sotto gli occhi dei cittadini è il degrado diffuso di una città che dovrebbe vivere della propria immagine e dei servizi che offre.

Le strade versano in condizioni di manutenzione disperate, mentre sussistono zone della città completamente ingovernabili, in cui il comune non ha svolto un ruolo attivo di controllo del territorio, di mediazione culturale e sociale. Dalla Stazione a Piazza del Duomo, dove proliferano racket di venditori abusivi organizzati e aggressivi, nonché schiere di borseggiatori, nell’assoluta impotenza delle forze dell’ordine e nella profonda frustrazione di chi svolge il proprio lavoro nella legalità, a partire dagli ambulanti con licenza, che ne subiscono la concorrenza sleale, senza che l’amministrazione sappia proporre soluzioni.

O il fenomeno della movida molesta che lascia ogni notte le piazze e le vie simbolo della città alla stregua di una indecente discarica, senza che lo spaccio e la vendita abusiva di alcoolici subisca forme efficaci di contrasto.

Serve forse che il Sindaco scriva al Ministro Alfano per avere qualche poliziotto in più, se la politica si è arresa ormai da anni di fronte alla propria incapacità di affrontare e risolvere i problemi?

Così come l’incapacità di mettere fine alla vergogna della Mattonaia, edificio di proprietà comunale situato in pieno centro, ristrutturato con soldi pubblici per finalità di emergenza abitativa e mai utilizzato. E’ ormai in vendita da anni, ma senza speranza e senza neppure un possibile progetto di utilizzo alternativo a fini sociali.

Ma anche nel rapporto con i privati il degrado rappresenta un chiaro segno di debolezza di questa amministrazione, a partire dai ruderi Pampana sul Lungarno Galilei, tollerati per 70 anni, su cui l’amministrazione si avvia ad un contenzioso per non aver trovato soluzioni in tutto questo tempo. E pensiamo, ancora, alle torri Bulgarella, scheletri incompiuti che devastano la pianificazione urbana di Pisanova, senza che l’amministrazione abbia dato segnali di porvi rimedio. Talora poi, questi scheletri si trasformano, come nel caso della ex Draga, in un ricettacolo di microcriminalità, spaccio e soluzione estrema per senzatetto e disperati, in pieno centro città, mentre il comune fa finta di non vedere, perché non ha la forza di intervenire. In periferia, poi, non va meglio e troviamo un lungo elenco di terre di nessuno, urbanizzazioni incompiute e fatiscenti, da Ospedaletto alle aree lungo la ferrovia di San Giusto all’area della ex Galazzo, a ridosso di una importante area di espansione industriale-commerciale, dove la droga e l’illegalità la fanno da padroni mentre il progetto di una filiera cantieristica è lasciato a se stesso.

Ma se in città il degrado è evidente, anche il litorale, importante tassello dell’offerta turistica pisana, peraltro clamorosamente bocciata dal noto studio della Bocconi, non ne è escluso, a cominciare dalla terrazza della centrale Piazza Belvedere, su cui il Sindaco emette oggi un’ordinanza balneare, dopo aver tollerato una situazione indecorosa che dura da trent’anni.

I cittadini, ormai, vedono con chiarezza, nei sussulti tardivi e nel degrado dilagante, il tramonto inesorabile di un progetto che non si è realizzato e l’incapacità di un’amministrazione che finanzia le proprie inefficienze alzando le tasse, presentando un conto sempre più alto ai contribuenti.

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