Lo stato…dell’arte

Posted on 8 Febbraio 2016 · Posted in Ambiente, Beni culturali, Cultura

Da molti anni, ormai, la cultura subisce una progressiva e sostanziale svalutazione. La necessità di ridurre la spesa pubblica ha indotto un’amministrazione incompetente a tagliare alla cieca, con tagli lineari, non supportati da nessuno studio o valutazione e soprattutto sottovalutando l’importanza e il valore della cultura e mettendo a rischio la salvaguardia dell’ambiente.
Da anni ai funzionari delle Soprintendenze è preclusa la tutela in quanto non vengono stanziati fondi per le dovute ispezioni sul territorio di competenza mentre il quadro legislativo e normativo si fa al contempo articolato e complesso imponendo carichi di lavoro non adeguati al personale presente. Infatti, ai numerosissimi pensionamenti non seguono nuove assunzioni e questo provoca inevitabilmente un prpoblema di carichi di lavoro ed una perdita di competenza, graduale ma inesorabile, che costituisce un problema di gravità assoluta.
Il nostro patrimonio culturale e ambientale necessita di competenze specifiche, necessita di studi approfonditi e di ricerca, necessita di pianificazioni e strategie per la valorizzazione. La classe dirigente attuale, al contrario, sta cercando di far passare l’idea del “volontariato culturale” come forma possibile di gestione dei nostri beni culturali, infliggendo così un duro colpo sia alla cultura che al lavoro.
L’attuale riforma del Mibact rispecchia tutto questo e anche di più.
Lo smembramento delle Soprintendenze che perdono i musei dipendenti convoglianti in un Polo Museale, è stato deciso senza nessuna progettazione, senza individuazione di personale amministrativo e tecnico e senza nessun supporto centrale, caricando tutto il peso della scissione sulle spalle dei dipendenti.
I musei ed i siti più visitati sono stati individuati come siti speciali e alla loro direzione è stato nominato un direttore-manager (le modalità di scelta dei direttori non hanno seguito nessun criterio di graduatoria o di merito ma sono stati “voluti” dal Ministro), ponendo così le basi di una possibile futura privatizzazione…
Adesso, nella riforma a puntate, siamo alla puntata dell’accorpamento delle archeologiche. Fino ad adesso la riforma ha comportato un aumento di costi e non una riduzione in quanto gli stipendi manageriali dei direttori dei musei speicali e la messa a disposizione di tali musei di risorse che i musei statali mai avevano avuto, non sono coperti dagli esigui risparmi dei tagli.
Ma accorpare le archeologiche comporta una ulteriore riduzione di competenze, comporta un nuovo colpo al cuore alla cultura.

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