Comune di Pisa. Bilancio di previsione 2018


Venerdì 22 dicembre 2017 alle 3:45 del mattino, dopo un dibattito iniziato due giorni prima, nel pomeriggio di mercoledì 20, è stato approvato il bilancio di previsione 2018 del Comune di Pisa.
Il clima in cui si è svolto il dibattito ha visto l’assessore al bilancio difendere, salvando le apparenze, un Sindaco ormai isolato e una giunta dispersa, assente che forse già pensa ad una campagna elettorale in discontinuità, conoscendo bene la percezione negativa che i cittadini hanno maturato rispetto agli ultimi due mandati. Chissà che non farsi tanto vedere in queste occasioni possa favorire per loro il prossimo giro elettorale!
Quindi un assessore al bilancio che rivendica scelte di previsione virtuose consentite da una precedente gestione virtuosa a cui però non crede più nessuno. Perché il punto non è legato al rigore e agli equilibri contabili, ma alle scelte politiche, alla visione, alla capacità di investire e attuare i programmi.
In effetti, siamo di fronte al bilancio elettorale di una squadra che gioca tante piccole partite individuali, in cui sembra che la città rappresenti solo un aspetto marginale.
E la città lo ha capito! Ha capito che nessuno provvede a porre rimedio al degrado, nessuno provvede a quelle manutenzioni straordinarie nelle strade, nelle scuole, nei cimiteri che rappresentano le priorità dei cittadini.
Stiamo deliberando i progetti di manutenzione per il 2018 come se nei due mandati precedenti non ci fosse stato tempo. Sono state perseguite in questi 5 anni (o 10 visto che sono due consiliature in continuità) priorità che non coincidono con quelle della città.
Anche il sociale continua ad essere una coperta stretta che alimenta guerre tra i poveri con interventi a macchia di leopardo. Si è voluto provvedere con il daspo ad affrontare il problema del decoro urbano prendendosela con i clochard invece di mettere in campo nuovi interventi di inclusione sociale.
Ma l’assessore al sociale non si degna neanche di relazionare in commissione perché è troppo impegnata. Come si fa a entrare nel merito di una illustrazione che non dà la possibilità di approfondire di interloquire. Sarebbe stato interessante addentrarsi nelle singole voci di spesa e capire, ad esempio, qual sia l’effetto moltiplicatore di 1,6 ml di funzioni derivate da progettazione sociale e cofinanziamenti. Fare una riflessione ad ampio raggio sugli strumenti di contrasto all’esclusione sociale, con analisi di dettaglio su dati, attori, risultati, esigenze, progettazione. Ragionare sulla fotografia degli homeless dei disabili e anziani, sull’emergenza abitativa e capire quale percentuale delle risorse impiegate arriva effettivamente ai destinatari finali e quale, invece, viene intercettata dalle cooperative. Abbiamo osservato che una gestione poco trasparente del privato sociale che opera in questo settore rischia di alimentare condizionamenti sugli operatori in base a possibili logiche di consenso politico.
Eppure l’assessore Serfogli rivendica azioni virtuose, come
– 1. la riduzione della pressione fiscale,
– 2. il mantenimento dei servizi a domanda individuale,
– 3. l’assunzione di personale,
– 4. la lotta all’evasione fiscale
Gliene diamo atto, ma occorre valutarne il significato nel merito.
1. Parliamo, ad esempio, della Tari (tassa sui rifiuti) che rappresenta l’unico elemento di riduzione della pressione fiscale. In particolare stiamo parlando di una diminuzione di 578.641€ su 28,7 milioni, il che conferma una pressione media tra le più elevate in Italia.
A monte di questi costi c’è, da un lato, un tentativo di migliorare i livelli di raccolta differenziata ma, dall’altro, una gestione in proroga del servizio da parte di Geofor, che ormai è partecipata solo indirettamente dal Comune di Pisa a seguito del suo conferimento in RetiAmbiente. In particolare, i nostri dubbi si concentrano sulla politica di gestione dei rifiuti a cui ha aderito il Comune di Pisa all’interno di Ato costa che è a un passo dal commissariamento. In 6 anni l’Ato non è riuscito a concludere la gara per l’individuazione del socio privato di Retiambiente e i contratti di servizio in essere continuano ad essere prorogati senza attuare quelle operazioni minime di trasparenza che porterebbero benefici significativi ai cittadini, a partire dal sistema di calcolo di produzione dei rifiuti e di ripartizione tra utenze domestiche e non domestiche. Infatti, si continua ad effettuare la ripartizione degli oneri in base ad una stima che stabilisce una produzione media per abitante di 388,83Kg di rifiuti che moltiplicato per il numero totale degli utenti stimati viene detratto dal totale dei rifiuti prodotti su Pisa, ottenendo così, per differenza, i rifiuti prodotti dalle utenze non domestiche. Ma in queste ultime gioca il fatto che la gran parte dei rifiuti che dovrebbero essere considerati speciali vengono assimilati a quelli urbani, mentre per le grandi utenze gli stessi rifiuti da considerare speciali vengono resi assimilabili con contratti di servizio ad hoc. Il risultato è che se per un certo periodo questo ha consentito di far figurare un livello di differenziata maggiore (in quanto certe utenze non domestiche conferivano essenzialmente carta e materiali plastici facilmente riciclabili), ma sussiste a questo punto un rischio di attribuire alle utenze domestiche un onere maggiore da sostenere nella ripartizione complessiva. Al tempo stesso si sono verificate con le grandi utenze tentativi di conferire solo il materiale indifferenziato provvedendo a smaltire separatamente il materiale più remunerativo dal punto di vista del riciclo, come ad esempio il vetro.
In realtà, osserviamo che su tutto questo il dibattito pubblico è a zero e non vi è nessuna evidenza di questi fenomeni nel piano finanziario 2018. Il M5S continua a sostenere l’opportunità di rivedere la politica di ambito (Ato Costa) per arrivare ad un miglior dimensionamento dei sistemi di raccolta e a separare la raccolta dallo smaltimento. Questo, infatti, consentirebbe di ottimizzare l’interesse pubblico sul primo fronte, e di massimizzare la capacità di differenziare e riciclare, minimizzando la necessità di incenerire e lasciando all’industria privata il compito di smaltire nell’ambito di una cornice normativa rigorosa che non consenta abusi a scapito dell’ambiente.
Sicuramente i protratti regimi di proroga non hanno aiutato e non aiutano a promuovere maggiore trasparenza e politiche innovative, mentre nel quadro delle scelte future continuano a prevalere gli interessi di partito.
2. Mantenimento dei servizi a domanda individuale: è evidente un impegno del Comune nei servizi scolastici /educativi, ma forse qualche criticità si è manifestata in questi anni ed era necessario porvi rimedio. A partire dalla assenza protratta del coordinatore pedagogico e da un monitoraggio non ottimale delle specifiche condizioni di lavoro.
C’è poi un problema strutturale legato alle scuole, dal punto di vista della manutenzione degli edifici e della loro sicurezza. La I commissione di controllo e garanzia ha visionato la situazione complessiva delle scuole e ha constatato che la loro ristrutturazione e messa in sicurezza richiederebbe un’opera da 25 milioni di euro. Mentre in questo bilancio vengono stanziati per il 2018 meno di 2 milioni senza garanzia reale che vengano davvero spesi.
3. Anche sul personale si prende atto di un investimento ma si sottolinea che si tratta della prima finestra legislativa che consente uno sblocco del turn over dopo anni in cui si reintegrava un dipendente su quattro che andavano in pensione. Si è proceduto in modo condivisibile nel settore della scuola e della Polizia Municipale, ma ancora è funzionale al funzionamento dell’amministrazione dopo un prolungato periodo di blocco delle assunzioni.
4. Per quanto riguarda la lotta all’evasione fiscale ci sono stati dei progressi ma consideriamo che si sono impegnate le task force della SEPI a perseguire le famiglie e i piccoli imprenditori quando ci sono grandi imprenditori che sono esposti verso il Comune di Pisa per svariati milioni di euro (un terzo dei crediti di dubbia esigibilità) e ci sono importanti responsabilità del Comune nel non aver verificato la validità delle fideiussioni presentate, dando addirittura spazio sull’organo di comunicazione ufficiale del Comune, Pisainformaflash, alle apologie di imprenditori esposti che parlano di “accanimento” nei loro confronti .
In generale, questo bilancio propone una serie di opere pubbliche che hanno un sapore elettorale vista la tempistica e visto il fatto che di alcune di esse si parli da inizio della consiliatura. Una considerazione va poi fatta sui trasferimenti regionali, per i quali vi è la raccomandazione dei revisori dei conti che gli impegni di spesa vengano assunti solo dopo la formale comunicazione dell’avvenuta concessione da parte dell’Ente. Ci siamo chiesti se anche loro abbiano notato che c’è un pacchetto di finanziamenti che deve arrivare dal 2015 (accordo di programma per la vendita delle Azioni SAT da parte della Regione) e ogni anno viene rimandato all’anno dopo e i relativi investimenti spostati da un anno a quello successivo.
Elenchiamo le principali opere pubbliche previste molte già sentite in precedenza:
riqualificazione del quartiere stazione/viale Gramsci e altre opere, il PIU dei Passi, la riqualificazione di San Paolo a ripa d’arno, la sicurezza idraulica di pisa nord, la fognatura nera di Tirrenia, la riqualificazione dei quartieri SanMartino e Piazza vettovaglie, il completamento delle Mura, il completamento della Cittadella Galileiana, l’attuazione del parco di Cisanello, la realizzazione del parco di Via Bixio, la ciclopisata sull’arno, il secondo lotto di case a Sant’Ermete, la riapertura dell’Incile
Ricordiamo, a questo proposito che le mura furono inaugurate nel 2013 in campagna elettorale e sono ancora chiuse. Due gare per la gestione dei progetti PIUSS sono andate deserte mettendo in evidenza una dubbia capacità di gestione e messa a reddito degli investimenti.
Inoltre il prelievo dell’Iscop non ha ancora raggiunto l’impiego per lo scopo previsto, non è chiara la tempistica delle spese che dovranno essere fatte su questa entrata per il cui investimento il Comune fatica ormai da tre anni a mettere a punto i progetti.
Altra nota di perplessità è costituita dal bilancio partecipato, quell’elenco di opere dato in pasto alla finta partecipazione e stiracchiato ogni anno sui bilanci successivi per salvare l’apparenza di voler dare qualche voce in capitolo ai cittadini, mentre le grandi partite della città, dell”ordine di svariati milioni come caserme e ospedali, venivano giocate nel silenzio del dibattito pubblico e nella fretta di deliberare.
Ecco l’elenco delle opere previsto ormai da molti anni negli obiettivi del bilancio partecipato:
illuminazione ponte cep, lavori in via livornese, rotatorie di via Darsena via delle Cascine, messa in sicurezza della Stazione Marconi, progetti di video sorveglianza, asfaltature di via Buonarroti, via Garibaldi e via San Zeno, Riqualificazione del Lungarno Pacinotti, 2 nuovi fontanelli per l’acqua, riqualificazione di alcuni edifici scolastici, nuovo sistema di raccolta rifiuti sul litorale.
Sul piano delle alienazioni abbiamo osservato anche quest’anno che si vende pochissimo e si tengono fermi nel piano molti immobili abbandonati a se stessi, ossia si lascia andare in malora tutta una serie di immobili inutilizzati senza persare a progetti di innovazione sociale che ne ipotizzino l’uso per l’inclusione sociale, per promuovere l’associazionismo e il terzo settore, per il sostegno ai giovani e al lavoro.
Il bilancio sottolinea la solidità delle partecipate, ma osserviamo che alcune sono state poste in dismissione da anni e ancora non sono state chiuse. Tra quelle che producono utili (Toscana aeroporti e Toscana energia) osserviamo con particolare riferimento al caso di TA che non sono condivisibili le politiche di esternalizzazione che andranno ad incidere su molte famiglie del territorio. In altri ambiti si è deciso di privatizzare in parte le società di servizi (TPL, rifiuti, acqua) tra cui alcuni remunerati in bolletta e quindi con poche possibilità di tutela da parte del cittadino. Anche i contratti di global service per manutenzioni scuole, verde, cimiteri hanno rappresentato una progressiva esternalizzazione/privatizzazione dei lavori con un bilancio costi/benefici che ci è sembrato andare a scapito dei servizi al cittadino.
E mentre l’Amministrazione rivendica orgogliosamente di non aver acceso nuovi mutui, abbiamo osservato che si è ipotecato il futuro della città con le grandi opere di Piazza Vittorio e del People Mover, con la realizzazione della Sesta Porta con i suoi effetti sui bilanci di Pisamo e con le politiche aeroportuali di cui i lavoratori cominciano già a pagare le conseguenze
In questo quadro, i Parchi urbani, specialmente quello di Cisanello su cui si era svolto un importante percorso partecipativo, rimangono ancora da realizzare, mentre il turismo, i beni culturali e sport fanalini di coda. Da più di tre decenni si discute di come offrire ai turisti percorsi articolati che gli consentano di visitare l’intera città e i suoi beni culturali ma siamo ancora al punto di partenza e i beni culturali non vengono valorizzati come dovrebbero. D’altra parte, in una città univestitaria, la maggior parte degli impianti sportivi non è a norma e sono scadute da anni le convenzioni per la loro gestione gestione. Ma in questo quadro impressiona la velocità e la leggerezza con cui si vorrebbe affrontare il progetto di riqualificazione , concessione e gestione dell’Arena Garibaldi.
Il tempo per rimandare al futuro è scaduto e in questo bilancio troviamo molti interventi che abbiamo imparato a riconoscere come dichiarazioni di intenti, come se questa maggioranza non avesse governato per 10 anni e i cittadini ci credessero ancora.

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